Don Antonio Tosi - Sensazioni e Ricordi

Sensazioni e Ricordi di Giuseppe Luca Castellani
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Don Antonio Tosi

Racconti

Fantasia o Realta' in Poesia.............


Don Antonio Tosi   (parroco dal 1965 al 1975)


A questo Sacerdote dedico questa singolare Poesia che ho scritto.
Il suo ricordo è legato alla nostra fanciulezza, ai momenti di gioco e di lavoro che con Lui  trascorrevamo all ombra del campanile.
La raccolta della carta era per noi un momento di allegria, la gente del paese portava i giornali vecchi e i cartoni, e noi bambini curiosi di leggere, sfogliavamo le riviste gettate per terra alla ricerca di chissà cosa. Qualche vecchio giornale l ho ancora conservato e quando lo sfloglio mi sembra di rivivere quel tempo.
Salire sopra alla montagna di carta era uno spasso, e con dei cartoni scendevamo urlando. Alla fine arrivava il camion della raccolta e la festa era finita. Il Parroco contento di aver racimolato qualche soldino. Vicino alla Canonica nel suo orto, c erano numerose arnie di api, e noi bambini lo aiutavamo
a raccogliere il miele. Lui indossava una maschera per proteggersi dalle punture delle api e noi tenevamo in mano quell attrezzo per fare fumo, in modo da addormentare o far scappare le api. Non avevamo paura, per noi era quasi un gioco. Alzavamo il tetto dell arnia e il Prete prendeva i telai mobili pieni di miele. Poi andavamo sotto l asilo dove con un speciale tornio facevamo colare il miele per confezionarlo nei barattoli di vetro. Qualche volta l ape regina scappava dal luogo e il Prete avvisato da qualcuno, andava alla ricerca dello sciame.
Per noi era un avventura, anche pericolosa, i sciami a volte erano sui rami degli alberi, e farli cadere per terra era un operazione complicata. Ricordo di una volta che saliti fino in Solane, avevamo trovato uno sciame nel terreno in un campo, dentro a una buca in mezzo all erba. Il Prete dopo un ora abbondante riuscì  a prendere tutte le api e riporle in un contenitore.
Lo sforzo gli costò però ben sette punture..... rischiando di rimanere lì. Io e l altro bambino  addetti a far fumo, scappammo distanti più non posso, lasciando il Prete vicino al secchio con le api che lo rincorrevano. Alla fine, era contento di riportare le api nella loro arnia in paese, pronte per far ancora quel miele a cui Lui teneva tanto.
Qualche volta ci portava con la sua "seicento" in Solane per fare una visitina al Santuario. Aveva sempre una macchinetta fotografica in mano, con la quale si divertiva a fotografarci. Peccato che di quelle foto in cui noi bambini eravamo ritratti, si siano perse le tracce. La sua esistenza, a volte tormentata è finita proprio sul monte Solane, mentre passeggiava nei dintorni del Santuario, con il suo solito sguardo all insù,  con gli occhioni  vigili, e forse pregando e guardando all orrizonte il suo Paese che mai avrebbe dimenticato.

Chi ti ha voluto bene si conosce, gli altri sono sempre quelli...................




A Don Antonio Tosi

Sen buteleti e volemo zugar,
ma en piasa o davanti al sagrar,
i veci che dorme no i vol sentir bacan.

Per fortuna ghavemo en posto dove andar,
ne la corte de l'asilo a ciasar,

li sen sicuri de stò prete catar.

Vestio de nero col tabar,
no l'aspeta altro che nen li a zugar,
anca se dopo el ne fà sempre laorar.

Noialtri el saen,
che se el ne ciapa lè finia,
de le ave e de la la carta l'è na mania.

Ma a la fine ne godemo,
la perpetua stighemo e saltando sul cuerto de la ciesa,
dedrio dal campanil ghe fischiemo.

La core fora de la porta,
e vardando a destra e a manca,
la ghe osa al prete prepara la carta.

Becade de ave e spusa de giornal,
pasan le ore sensa zugar,
e ariva l'ora de ritornar.

Da la campanara fora de la porta,
ghe na montagna de giornai e carta,
salten ensima e ne buten sò, prima ch'el camion parta.

Quando el prete el ne ciamava,
con le mane grose come na panara,
ogni tanto el ne dasea na lasagna.

El disea ariva el Vescovo,
e noialtri li atenti
el ne ciapava quasi nei denti.

La perpetua sospetosa,
l'era fastidiosa de ogni cosa,
e noialtri che el saeene la tarmaene a ogni ora.

Con le ave l'era na pasion,
me ricordo del prete becà sete olte,
e come se nol gavese niente el saltaa l'alvear el nasea oltre.

A la fine de la giornada,
fato el miel e embalà la carta,
stufi e sporchi come na vaca naseene tuti a casa.

Na roba del prete bisogna dir,
che dopo aver finio de laorar,
rento en canonica le caramele el ne volea sempre dar.

L'era en baratolo de vero,
sempre pien de caramele,
e noialtri laoraene solo per quele!

Qualche volta naseene dai frati a solane,
montar en machina ne parea de volar,
bele foto el ne fasea, anca se dopo se le tegnea.

N'altra cosa bisogna dir,
de quando tute le case el pasava a bendir,
visine o distanti che le fose, lu l'era sempre pronto a partir.

Lera apasionà de archeologia,
e se lese poduo scavar en sacrestia,
de sicuro na tomba l'area trovà e portà via.

Scarpe grose e mane come na padela,
la so figura l'era sempre quela,
grando e alto da far paura, ma bon de cor en dismisura.

La so vita l'era tuto en girar,
el nasea tuti i di da un'inferma a trovar,
e noialtri buteleti ore e ore a pregar........

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Ottobre 2009
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San Giorgio di Valpolicella Ingannapoltron - Verona
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